mercoledì 29 ottobre 2008

Linguaglossa

Sull’etimologia del nome della città esistono due varianti: una fa derivare il nome da una grossa lingua di lava eruttata successivamente al 1634; l’altra sostiene che il nome deriva dal fatto che la località fu colonizzata con gesti di lingua gallo-italica, la cui parlata fece sì che la popolazione li definisse come “quelli della lingua grossa”, cioè dalla parlata grossolana. Un’altra ipotesi afferma che Linguaglossa fu fondata dai superstiti dalla superstizione di Naxos, così come testimoniano alcuni reperti archeologici riferibili all’epoca greca ritrovati presso il torrente Ficheri.
Le origini della città di Linguaglossa sono riconducibili agli inizi del XII secolo. Le prime fonti danno testimonianza di un insediamento in questi luoghi, a detta di quando elaborato dallo storico castiglionese Filoteo degli Omodei, un gruppo di genovesi e lombardi venuti da Castiglione per estrarre la resina dei pini del bosco dell’Etna e che si sistemarono in queste zone dando vita ad un vero e proprio borgo. Il primo documento ufficiale che menziona il nome di Linguaglossa risale al 1145, anno in cui Ruggero II, re di Sicilia, stabiliva per l’Archimandrita Venerabile Luca i confini della Diocesi di Messina. Gli abitanti sin dalle origini erano contadini, boscaioli, piccoli proprietari terreni, e già a quell’epoca era nota la loro instancabile laboriosità, la tenacia, l’inventiva e il livello di professionalità nelle colture e più in generale in tutte le opere legate alla terra.
Nel 1169, quando poche case costituivano il paese, una colata lavica distrusse gran parte delle abitazioni e dei campi coltivati, arrecando gravi danni alla primitiva economia del paese. Nel 1282 in occasione di una rivolta scoppiata a Palermo passata alla storia con il nome di “Vespri siciliani”, Linguaglossa insorse contro gli Angioini. Dopo l’assegnazione del feudo comprendente l’antico borgo da parte del re Federico II di Svevia alla consorte e regina Costanza d’Aragona, sul finire dello stesso passò in possesso di Nicolò di Lamia.
Nei primi del 1300, gli Aragonesi regnanti nell’isola all’epoca dei Vespri Siciliani, assegnarono Linguaglossa a Ruggero di Lauria, a titolo di riconoscimento per le sue imprese militari. Quando questi, a seguito del suo passaggio agli angioini, cadde in disgrazia perdendo gran parte dei suoi possedimenti, anche Linguaglossa tornò ad essere città demaniale.
Verso la metà del 1500 un’eruzione dell’Etna minacciò seriamente e forse devastò in parte il paese che secondo la tradizione fu salvato dalla distruzione totale grazie all’intervento di Sant’Egidio, invocato in quell’occasione e da allora patrono del paese.
Poco dopo, Linguaglossa fu data in feudo ad Anastasia Filangieri e in lunga successione a feudatari fino alla fine del 1500. Ognuno di essi non sempre fu particolarmente sensibile agli interessi economici e culturali della città, la cui gente lottò sempre per avere una propria individualità culturale. Solo il 13 giugno 1634, per merito di Filippo IV di Spagna Linguaglossa fu finalmente dichiarata città libera e le fu accordato il privilegio di poter nominare da sé i propri ufficiali e amministratori. Tuttavia nella seconda metà del XVII secolo la città fu compromessa da una terribile carestia che nell’anno 1672 dimezzò i suoi abitanti e poi nel 1693 dal devastante terremoto che rase al suolo gran parte della Sicilia orientale. La difficile opera di rinascita e ricostruzione di Linguaglossa ha portato alla sua attuale conformazione di città tranquilla, ben organizzata e coronata da boschi di pini.

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